Natale

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Sinfonia di Handel

 

La stella di Natale  

Era pieno inverno.

Soffiava il vento della steppa.

E aveva freddo il neonato nella grotta

Sul pendio della collina. 

L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici

stavano nella grotta,

sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio

e i grani di miglio,

dalle rupi guardavano

assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte. 

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero

e recinti e pietre tombali

e stanghe di carri confitte nella neve,

e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,

più modesta d’un lucignolo

alla finestrella d’un capanno,

traluceva una stella sulla strada di Betlemme. 

Per quella stessa via, per le stesse contrade

degli angeli andavano, mescolati alla folla.

L’incorporeità li rendeva invisibili,

ma a ogni passo lasciavano l’impronta d’un piede. 

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.

Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.

E a loro, “chi siete? ” domandò Maria.

“Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,

siamo venuti a cantare lodi a voi due”.

“Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,

battevano i piedi mulattieri e allevatori.

Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;

e accanto al tronco cavo dell’abbeverata

mugghiavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,

come granelli di cenere, le ultime stelle.

E della innumerevole folla solo i Magi

Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,

come un raggio di luna dentro un albero cavo.

Invece di calde pelli di pecora,

le labbra d’un asino e le nari d’un bue.

I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla

Sussurravano, trovando a stento le parole.

A un tratto qualcuno, nell’oscurità,

con una mano scostò un poco a sinistra

dalla mangiatoia uno dei tre Magi;

e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,

alla Vergine guardava la stella di Natale.

di Boris Pasternak

Boris Pasternak ‒ Piano Sonata in B Minor

LA NOTTE SANTA

Guido Gozzano 

– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!

Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.

Presso quell’osteria potremo riposare,

ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.-

Il campanile scocca

lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?

Un po’ di posto per me e per Giuseppe?-

– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;

son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe .-

Il campanile scocca

lentamente le sette.

 – Oste del Moro, avete un rifugio per noi?

Mia moglie più non regge ed io son così rotto!-

– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:

Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto. –

 Il campanile scocca

lentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno

avete per dormire? Non ci mandate altrove!-

– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno

d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.-

Il campanile scocca

lentamente le nove.

– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!

Pensate in quale stato e quanta strada feci!-

– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.

Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…-

Il campanile scocca

lentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?

Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?

L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame

non amo la miscela dell’alta e bassa gente.-

Il campanile scocca

le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?

– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!

Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…

Maria già trascolora, divinamente affranta…-

Il campanile scocca

La Mezzanotte Santa.

È nato!

Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.

La notte, che già fu sì buia,

risplende d’un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje

suonate; squillate, campane!

Venite, pastori e massaie,

o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,

ma, come nei libri hanno detto

da quattro mill’anni i Profeti,

un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill’anni s’attese

quest’ora su tutte le ore.

È nato! È nato il Signore!

È nato nel nostro paese!

Risplende d’un astro divino

La notte che già fu sì buia.

È nato il Sovrano Bambino.

È nato!

Alleluja! Alleluja!

Elena Ronza
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