CARNEVALE

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Il trionfo di Bacco e Arianna

(o Canzona di Bacco)

***

Lorenzo il Magnifico

(Lorenzo de’ Medici)

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arianna,

belli, e l’un dell’altro ardenti:

perché ‘l tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe ed altre genti

sono allegre tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,

delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti

han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati

ballon, salton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia

di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro

da lor essere ingannate:

non può fare a Amor riparo

se non gente rozze e ingrate:

ora, insieme mescolate,

suonon, canton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto

sopra l’asino, è Sileno:

così vecchio, è ebbro e lieto,

già di carne e d’anni pieno;

se non può star ritto, almeno

ride e gode tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:

ciò che tocca oro diventa.

E che giova aver tesoro,

s’altri poi non si contenta?

Che dolcezza vuoi che senta

chi ha sete tuttavia?

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,

di doman nessun si paschi;

oggi siam, giovani e vecchi,

lieti ognun, femmine e maschi;

ogni tristo pensier caschi:

facciam festa tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,

viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti!

Arda di dolcezza il core!

Non fatica, non dolore!

Ciò c’ha a esser, convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Guido Reni, Bacco e Arianna, 1619-21, Los Angeles, Country Museum of art

 

Trionfo di Bacco e Arianna

***

(Canti carnascialeschi)

Scritta in occasione del carnevale del 1490, questa canzone a ballo è l’esaltazione della giovinezza e dei piaceri della vita, come pure un’esortazione a gioire dell’amore e delle altre dolcezze terrene quando ve ne è ancora la l’opportunità, secondo l’idea diffusamente sviluppata dalla letteratura umanistica.

L’autore utilizza un’allegoria: il corteo di Bacco e Arianna e degli altri personaggi nominati diventano un inno all’amore (rappresentato dai due protagonisti della sfilata) e ai piaceri mondani tra cui il vino e il cibo, soprattutto per mezzo delle figure di Bacco stesso e del satiro Sileno.

Il testo esprime nell’insieme una rappresentazione positiva e ottimistica, benché il riferimento all’insicurezza del futuro veli di avvilimento la leggerezza dei versi. È forse un invito al Carpe Diem di oraziana memoria. “Cogli il momento, goditi l’attimo senza pensare al futuro.” Termine sicuramente sfruttato e usato a sproposito per giustificare qualsiasi tipo di azione, soprattutto se “alla leggera”.

Carpe Diem non significa che si può fare ciò che si vuole: esso unisce in sé la drammatica percezione della propria provvisorietà e del precario scorrere del tempo e il profondo amore per la vita, una vita che però deve essere “candida”, come la destinataria dell’ode, Leuconoe (dal greco: mente bianca), cioè semplice, priva di brama e di seduzione.

Il trionfo di Bacco e Arianna 

***

Angelo Branduardi

                         

Quest’è Bacco e Arianna belli e l’un dell’altro ardenti:

perchè ll tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe e altre genti sono allegre tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti han loro posto cento agguati;

or, da Bacco riscaldati, ballan, saltan tuttavia. chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro da lor essere ingannate;

non può fare a amor riparo se non gente rozze e ingrate;

ora, insieme mescolate, suonan, cantan tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Mida vien dietro a costoro: ciò che tocca or diventa.

E, che giova aver tesoro, s’altri poi non si contenta?

Che dolcezza vuoi che senta chi ha sete tuttavia?

Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti, viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti! Arde di dolcezza il core!

Non fatica! Non dolore! Ciò c’ha a esser convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

Carnevale in filastrocca

***

Gianni Rodari

Carnevale in filastrocca,

con la maschera sulla bocca,

con la maschera sugli occhi,

con le toppe sui ginocchi:

sono le toppe d’Arlecchino,

vestito di carta, poverino.

Pulcinella è grosso e bianco,

e Pierrot fa il saltimbanco.

Pantalon dei Bisognosi

“Colombina,” dice, “mi sposi?”

Gianduja lecca un cioccolatino

e non ne da niente a Meneghino,

mentre Gioppino col suo randello

mena botte a Stenterello.

Per fortuna il dottor Balanzone

gli fa una bella medicazione,

poi lo consola: “È Carnevale,

e ogni scherzo per oggi vale.”

Carnevale

***

Gabriele D’Annunzio

Carnevale vecchio e pazzo

s’è venduto il materasso

per comprare pane e vino

tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle

la montagna di frittelle

gli è cresciuto un gran pancione

che somiglia ad un pallone.

Beve e beve e all’improvviso

gli diventa rosso il viso

poi gli scoppia anche la pancia

mentre ancora mangia, mangia…

Così muore carnevale

e gli fanno il funerale

dalla polvere era nato

ed in polvere è tornato.

Carnevale, ogni scherzo vale

***

Gianni Rodari

Mi metterò una maschera

da Pulcinella

e dirò che ho inventato

la mozzarella.

Mi metterò una maschera

da Pantalone,

dirò che ogni mio sternuto

vale un milione.

Mi metterò una maschera

da pagliaccio,

per far credere a tutti

che il sole è di ghiaccio.

Mi metterò una maschera

da imperatore,

avrò un impero

per un paio d’ore:

per volere mio dovranno

levarsi la maschera

quelli che la portano

ogni giorno dell’anno…

E sarà il Carnevale

più divertente

veder la faccia vera

di tanta gente.

Carnevale

***

M. Giusti

Che fracasso!

Che sconquasso!

Che schiamazzo!

È arrivato Carnevale

buffo e pazzo,

con le belle mascherine,

che con fischi, frizzi e lazzi,

con schiamazzi,

con sollazzi,

con svolazzi di sottane

e di vecchie palandrane,

fanno tutti divertire.

Viva viva Carnevale,

che fischiando,

saltellando,

tintinnando,

viene innanzi e non fa male,

con i sacchi pieni zeppi

di coriandoli e confetti,

di burlette e di sberleffi,

di dispetti,

di vestiti a fogge strane,

di lucenti durlindane,

di suonate,

di ballate,

di graziose cavatine,

di trovate birichine!

Viva viva Carnevale,

con le belle mascherine!

Il gioco dei se

***

Gianni Rodari

Se comandasse Arlecchino

il cielo sai come lo vuole?

A toppe di cento colori

cucite con un raggio di sole.

Se Gianduja diventasse

ministro dello Stato,

farebbe le case di zucchero

con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella

la legge sarebbe questa:

a chi ha brutti pensieri

sia data una nuova testa.

Cacao Meravigliao

***

Claudio Mattone e Lorenzo Arbore

Sao come si fao la marmellata

con frutta zuccherata

e un po’ di liquorao;

sao come si fao la cioccolata

con una mescolata

di zucchero e cacao.

Cacao, cacao,

cacao dal gusto esagerao;

cacao, cacao,

però cacao meravigliao!

Cacao meravigliao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao con tre gustao,

delicassao, spregiudicao

e depressao.

Lo sao o non lo sao?

Ci fa impazzao

‘sto cacao meravigliao;

cacao, cacao, cacao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao meravigliao:

che meravigliao

‘sto cacao meravigliao!

Cacao con tre gustao,

delicassao, spregiudicao

e depressao.

Lo sao o non lo sao?

Ci fa impazzao

‘sto cacao meravigliao;

cacao, cacao, cacao:

lo sponsorao

della nostra trasmissao!

Sao come si fa una canzoncina

con una musichina

e un po’ di parolao;

sao come si fa una sambina

con una canzoncina

che parla di cacao.

Cacao, cacao,

cacao dal gusto esagerao;

cacao, cacao,

però cacao meravigliao!

Cacao meravigliao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao con tre gustao,

delicassao, spregiudicao

e depressao.

Lo sao o non lo sao?

Ci fa impazzao

‘sto cacao meravigliao;

cacao, cacao, cacao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Burrao? No!

Zuccherao? No!

Lattao? No!

Vinao? No!

Spaghettao? No!

E allora Cacao? Si!

Cacao meravigliao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao con tre gustao,

delicassao, spregiudicao

e depressao.

Lo sao o non lo sao?

Ci fa impazzao

‘sto cacao meravigliao;

cacao, cacao, cacao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao meravigliao:

che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao con tre gustao,

delicassao, spregiudicao

e depressao.

Lo sao o non lo sao?

Ci fa impazzao

‘sto cacao meravigliao;

cacao, cacao, cacao:

lo sponsorao

della nostra trasmissao!

Che meraviglia

‘sto cacao meravigliao!

Cacao! Meravigliao!

La storia di Arlecchino
C’era una volta un bambino, molto povero chiamato Arlecchino, che viveva con la sua mamma in una misera casetta.

Arlecchino andava a scuola e quando per carnevale la maestra organizzò una bella festa e propose a tutti i bambini della scuola di vestirsi in maschera, i bambini accolsero l’idea con molto entusiasmo, parlavano dei loro vestiti coloratissimi e bellissimi.

Arlecchino, solo, in disparte, non partecipava all’entusiasmo generale; zitto , zitto, in un angolino, sapeva che la sua mamma era povera e non avrebbe mai potuto comprargli un costume per quell’occasione!

Agli altri bimbi dispiacque vedere Arlecchino tanto triste, così ciascuno di loro decise di portargli un pezzetto di stoffa avanzata dai loro costumi colorati.

La mamma di Arlecchino lavorò tutta la notte, cucì fra loro tutti i pezzi diversi e ne fece un abito.

Al mattino Arlecchino trovò un bellissimo abito di colori diversi.

La mattina del martedì grasso, alla festa della scuola quando Arlecchino entrò in classe tutti lo accolsero con un fragoroso applauso perché il suo vestito, non solo era il piu’ bello ma anche il piu’ Originale.

Schumann. Carnaval Op. 9. Arlequin.

 

Carnevale è di sicuro la festa più allegra e folle dell’anno, quella in cui lasciarsi andare e regalarsi qualche peccato di gola in più. Secondo le tradizioni più antiche, sulla scia dei saturnali romani, è il periodo in cui il caos prende temporaneamente il posto dell’ordine costituito. Nelle nazioni cattoliche, precede la Quaresima ed è occasione di baldoria e bagordi. Se il Carnevale è allegria, quindi la cucina carnevalesca non può che essere allegra, festosa e dolce.

Chiacchiere, castagnole, ravioli dolci e tortelli, ogni regione italiana ha le sue tradizioni e i suoi dolci preferiti.  Il Carnevale può essere anche un’opportunità per mettere al tuo bambino un grembiule da chef: la cucina è un momento di complicità da condividere con i tuoi figli.

Chiacchiere, bugie, cenci, frappe, crostoli, sfrappole, intrigoni, fiocchetti. Un numero infinito di nomi per un’unica preparazione, le Chiacchiere di Carnevale, dolce semplice e gustoso realizzato in tutta Italia che si distingue da una regione all’altra soprattutto per il nome.

Gli ingredienti principali sono farina, zucchero, uova, burro e una componente alcolica (solitamente grappa o brandy o Marsala). L’impasto ottenuto miscelando bene i vari elementi solitamente deve riposare 30 minuti. Viene quindi steso in una pasta sottile con un mattarello e diviso in forme più o meno geometriche con una rotella dentata.

La cottura classica delle chiacchiere? Frittura! Le chiacchiere vanno fritte poche alla volta, in abbondante olio bollente, girandole a metà cottura: dovranno risultare croccanti ma chiare.

Tra i dolci di Carnevale della tradizione italiana, nel centro Italia non può mancare la Cicerchiata, palline di impasto di circa un centimetro di diametro, fritte, che formano un panetto o una ciambella, golosamente unite insieme da miele e mandorle tritate.

Per la felicità dei più piccoli, prova i Tortelli di Carnevale, da mangiare in un boccone: dolcetti gonfi e dorati, sono cosparsi di zucchero che si appiccica alle dita, da leccare allegramente.

 La tradizione toscana ci propone i Cenci accompagnati dall’inconfondibile Vin Santo.

Per un tocco in più, le Bugie, tipiche del Piemonte e della Liguria, nella nostra ricetta sono servite con zabaione caldo.

Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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