8 MARZO

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A un secolo di distanza continuiamo a nominarla erroneamente “Festa della Donna“. Ma, come tutti sappiamo, non ci sarebbe nulla da festeggiare: da ricordare, casomai, da omaggiare, da tributare. Ma da festeggiare proprio no.

Non a caso, il nome ufficiale della “festa” dell’8 marzo è Giornata Internazionale della Donna,  vocabolo che mi sembra più adatto per onorare le donne che prima di noi si sono battute per consentire a chi sarebbe venuto dopo, lodevole o no, di esultare per le conquiste sociali, politiche ed economiche, e di cogliere il testimone della lotta infinita contro le discriminazioni e le violenze di genere.

 

Donne Mia Martini

 

La Giornata internazionale della donna non è sempre stata l’8 marzo come accade adesso: un tempo era il 28 febbraio.

Nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti, su iniziativa del partito socialista, prese corpo l’idea di istituire la giornata internazionale della donna.

L’anno seguente, nel 1910, la proposta venne raccolta da Clara Zetkin a Copenaghen, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste.

Dai documenti del congresso non sono chiare le motivazioni che spinsero alla scelta di quella data, l’8 marzo. In vero fino al 1921 i singoli Paesi scelsero giorni diversi per la celebrazione. Fu solo in occasione della Seconda conferenza delle donne comuniste (Mosca, 1921), che venne proposta e approvata un’unica data per le celebrazioni, in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne di San Pietroburgo (1917).

Ci sono molti falsi storici sulla scelta della data: alcune tradizioni fanno  riferimento a un episodio drammatico accaduto negli Stati Uniti, nel 1857, quando alcune operaie chiuse in fabbrica dal padrone perché non partecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio

In Italia e altri Paesi si è fatto spesso riferimento a un presunto episodio analogo avvenuto a New York l’8 marzo del 1911, quando nel rogo di una fabbrica di camicie persero la vita 134 donne. Sembra però che la fabbrica fosse inesistente e che un drammatico rogo avvenne effettivamente, ma in febbraio. In realtà, a seconda dei Paesi dove si è affermata questa tradizione cambiano la date, il luogo e il numero delle vittime.

Fino agli anni Settanta, l’8 marzo era  considerata una festa di sinistra, strettamente legata al partito socialista: per questa ragione durante i vent’anni di regime fascista la festa della donna non fu mai particolarmente considerata o celebrata .

Nel 1946, appena finita la guerra, si festeggiò l’8 marzo per la prima volta in maniera più o meno “ufficiale”.

La Giornata internazionale della donna è celebrata oggi, con differenze culturali tra paese e paese, per esempio in Italia si regalano le mimose. La scelta dei fiori gialli risale  proprio al 1946: le organizzatrici delle celebrazioni a Roma cercavano infatti un fiore che fosse di stagione e costasse poco: la mimosa, appunto.

La tradizione di regalare mimose è solo italiana, anche se in moltissimi paesi è tradizione regalare fiori alle donne l’8 marzo.

Parlare di questa giornata è parlare delle donne. E io vi parlerò  delle donne nella letteratura.

Ci sono personalità femminili di grande attrattiva che hanno lasciato un segno intenso nella storia e nella letteratura: donne eroiche, fragili, artefici o perseguitate dal loro destino, tenaci, innamorate, ingannate o ingannatrici, perfide o misericordiose, brillanti e creative, sottomesse, sognatrici, indomabili o remissive, indipendenti, agguerrite, istruite o illetterate, insensibili o appassionate.

Un universo femminile che abbiamo amato oppure odiato a seconda dei fatti, schierandoci a favore dell’eroina di turno o aspettando  pagina dopo pagina che la colpevole scontasse la colpa. Un mondo dove la donna protagonista vive la propria situazione e ciò che la vita le riserva, donando al lettore emozioni di ogni genere e di ogni sfumatura fino a diventare un vero e proprio modello dell’immaginario collettivo. E quando ci allontaniamo da questi personaggi perché hanno esaurito la loro funzione narrativa, ci rammarichiamo che la lettura del romanzo sia terminata e con essa la relazione che avevamo stabilito con la protagonista di turno.

A tutte le donne

“Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra..”

Alda Merini

Donna

Sei la donna che passa
come una foglia.
E lasci agli alberi
un fuoco d’autunno

Giuseppe Ungaretti

Donne Appassionate

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.

Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplando il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal Mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son occhi nel mare, che traspaiono a volte.

Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.

Cesare Pavese

 

Donna Quartetto Cetra

 

Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali.

Giuseppe Mazzini         

Hesther Prynne, ne La lettera scarlatta (1850) di Nathaniel Hawthorne, è una figura della letteratura americana molto amata. Anno 1642, Boston, Nuova Inghilterra: Hesther si macchia di adulterio e mette al mondo una bambina, Pearl. Il marito è lontano da molti anni prigioniero degli indiani, e la donna si rifiuta di rivelare il nome del padre della piccola per proteggere l’amante, il giovane reverendo Dimmesdale, teologo e predicatore molto rispettato nella comunità. Alla peccatrice viene imposta l’umiliazione di portare per sempre una lettera scarlatta sul petto, la lettera A come adulteress. Al ritorno del marito, seguono momenti burrascosi che vedono l’uomo in preda al desiderio di vendetta e gli amanti torturati dai sensi di colpa, tra il bisogno di confessare, tenere vivo il loro legame e crescere bene la bambina. Dimmesdale muore sul patibolo, mentre tenta di affermare la verità davanti ai suoi fedeli e la protagonista del romanzo partirà con la figlia, allontanandosi dal  pubblico ludibrio. Tornerà a Boston solo in vecchiaia, per morire ed essere sepolta accanto al suo amante e la loro lapide recherà la A scarlatta scritta In campo nero. Una donna contro corrente in un’epoca di caccia alle streghe, che difende fino alla fine la propria diversità e il proprio amore.

Circostanze diverse ma stesso epilogo toccano a Nora, la protagonista di Casa di bambola, testo teatrale drammatico  di Henrik Ibsen del 1879, che fin dalla prima rappresentazione fece un notevole scalpore. Nora appare come una creatura allegra e vivace, capricciosa e volubile, creduta puerile e superficiale dal marito Torvald Helmer che la chiama ‘allodola’. In realtà la donna non è mai stata una evanescente bambola irresponsabile e nel passato ha contratto un debito con lo strozzino Krogstad, falsificando la firma del padre sulle cambiali, per aiutare di nascosto il marito in un periodo di difficoltà. Dopo una serie di eventi, l’usuraio racconta tutto a Helmer che si scaglia contro Nora, preoccupato di vedere rovinata la sua rispettabilità. Su intervento di un’amica, Nora viene perdonata, ma si renderà subito conto che ormai il rapporto col marito è compromesso. La donna dimostrerà tutta la sua determinazione e consapevolezza rifiutando di rientrare nel ruolo stereotipato di prima e lascerà marito e figli per andare incontro a una nuova dimensione, dove poter esprimersi e realizzarsi liberamente con coraggio e forza.

Una potente protagonista femminile creata dallo scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson è Lisbeth Salander, che troviamo in Millenium, trilogia poliziesca pubblicata tra il 2005 e il 2007 (Uomini che odiano le donne – La ragazza che giocava col fuoco – La regina dei castelli di carta). Lisbeth è una giovane ed eccentrica ricercatrice e hacker di fama mondiale, sopravvissuta a un’infanzia di abusi e violenze di ogni genere che la inducono ad affinare geniali strumenti di autodifesa e a diventare un’asociale. Collabora in modo criptico con il mensile Millenium, specializzato in grandi scandali politici, economici e sociali. Vive perennemente su un terreno minato, coinvolta in inchieste pericolose, animata da desiderio sviscerato di azione. Una duplice anima di eroina e antieroina insieme, che persegue la giustizia con coraggio e lealtà, ma si serve sistematicamente di modalità discutibili rasentando spesso la violenza, assetata di vendetta nei confronti di chi rappresenta una qualche minaccia per la sua stabilità e integrità. Un esempio di sopravvivenza in condizioni estreme che il lettore vive insieme a lei con il fiato sospeso.

Dedicato alle donne

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Maria Teresa di Calcutta

Tante le nostre eroine che ci fanno sognare, riflettere, arrabbiare, impressionare, ciascuna con i propri tratti e le proprie vicende, sia che sia Ida, Fosca, Clara, Emma Bovary, Anna Karenina, Penelope, Elizabeth Bennett, Jane Eyre, Carlotta, Pippi Calzelunghe o Hermione Granger.

 

Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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