WINTER JAZZ PORTRAITS: Tre per Una – Omaggio a Mina

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MUSICA IN STREMING AI TEMPI DEL COVID-19

Terza Parte

sul sito: www.teatrofraschinilive.it

Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino

Sono alla fine della mia navigazione sul web alla scoperta del cartellone Winter Jazz Portraits che si chiude con questo ultimo concerto Tre Per Una Omaggio a Mina un progetto del trio musicale composto da Danilo Rea, Massimo Moriconi Alfredo Golino  che hanno deciso di celebrare, con un disco e spettacoli dal vivo, un’artista straordinaria in occasione dei suoi ottanta anni: Mina. Il progetto nasce dall’affiatamento di tre jazzisti che hanno trascorso molto tempo insieme a Mina suonando ogni genere di musica: dalla canzone italiana allo standard americano. Il trio mette in scena uno spettacolo con canzoni appassionanti e conosciutissime, tra le quali Non credere, E se domani, Io e te da soli e molti altri capolavori della canzone italiana. 

 

Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino hanno registrato con Mina quasi ogni genere musicale: dalla jazz ballade al rock, dalla musica fusion a quella acustica, dalle canzoni di autori italiani e internazionali al tango. Il progetto nasce dall’intesa di questi tre grandi del jazz che hanno lavorato spessissimo insieme a Mina facendo musica di ogni genere anche il canto gregoriano. Il trio in questa occasione mette in scena uno spettacolo con canzoni appassionanti e conosciutissime.

 

All’interno del tracciato musicale Massimiliano Pani, figlio della cantante, produttore, nonché arrangiatore e produttore dei dischi di Mina,  ha commentato in veste di narratore una serie di immagini che scorrevano per raccontare aneddoti di vita vissuta insieme, in studio di registrazione ma anche momenti privati di vita e di amicizia tra i musicisti e la cantante.

Mina è diventata negli  anni l’interprete di riferimento per molti generi e stili musicali, più di ogni altro artista prima di lei. Negli anni ’60 e ’70 è stata il riferimento per molte ragazze del suo tempo, per come si pettinava, si truccava, un modello da seguire. Poi quando si è stufata  di come si vedeva allo specchio ha lasciato la televisione e gli spettacoli iniziando a giocare e interpretare le sue copertine in modi nuovi e  assolutamente innovativi per la sua epoca . Inventandosi  forme sempre originali utilizzando le copertine dei suoi album  in maniera sapiente  e rivoluzionaria vent’anni prima che lo facesse Madonna o trent’anni prima di Lady Gaga. Per raggiungere i suoi obiettivi artistici ha intuito molto presto che aveva bisogno di musicisti che avessero il suo stesso approccio alla musica.” Queste le parole di Massimiliano Pani

 

“Alfredo Golino Massimo Moriconi e Danilo Rea hanno suonato per Mina e registrato per i suoi progetti musicali centinaia e centinaia di takes sempre diverse e sempre coraggiosamente piene di musica di qualità. Jazzisti nell’anima ma capaci di suonare ogni singolo pezzo di ogni genere nel modo giusto”. All’inizio della presentazione di questo progetto Massimiliano Pani si domanda : “Perché Mina ha scelto questi tre straordinari musicisti per suonare e lavorare con lei?” Questa la sua risposta:”Perché i  fuoriclasse si assomigliano

MASSIMO MORICONI

Ci sono artisti che non hanno bisogno di presentazioni. E’ il caso di Massimo Moriconi, il “basso” per eccellenza, conosciuto e apprezzato anche al di fuori dei nostri confini. Bassista storico di Mina, di Fabio Concato e di altri grandi nomi della musica italiana è stato anche il bassista dell’orchestra dei ritmi leggeri della RAI. Un artista a tutto tondo. Queste le sue parole: Ho cominciato a suonare per divertimento e per stare in compagnia, per me la musica è condivisione. Ritengo che non bisogna mai dimenticare perché ci si innamora e come ci si innamora e tuttora, per me la musica è il piacere di suonare con qualcuno. Posso suonare lo stesso brano con musicisti diversi e così come quando parlo della stessa cosa con persone diverse, vengono fuori cose migliori o peggiori. E’ fondamentale per me che gli altri mi siano da stimolo. La musica mi ha insegnato ad amare le differenze. Mi piace ogni genere, senza distinzioni. Quando da ragazzino suonavo Rock metal con il mio gruppo pensavo fosse l’unica cosa bella da suonare, odiavo la Bossa Nova e odiavo il Jazz, poi invece la conoscenza di alcuni personaggi mi ha fatto capire quanto fosse importante, nel mio lavoro, conoscere altri generi per fare musica e me ne sono innamorato, ho scoperto la diversità. Con Mina è stata un emozione unica, uno stupore indescrivibile. Da adolescente l’amavo, come donna e come cantante, non sapevo perché. Ascoltavo i dischi di mia madre, le canzoni di Sanremo, ma lei aveva quel quid in più che mi rapiva. Quella volta a Lugano quando ho suonato per lei per poi incidere 45 dischi con 600 pezzi è stato come suonare per un personaggio dell’immaginario comune o del fantasy: Nembo Kid, Topolino, Mandrake o i sette Nani. All’inizio della mia carriera mai avrei potuto immaginare di suonare per lei. Quando suoni con il tuo mito ogni volta ti stupisci e ogni volta è come se fosse la prima volta. Lei non mi mai cambiato una nota, mi ha sempre lasciato libero di esprimermi, è veramente una grande.

DANILO REA

Nato a Vicenza quasi per caso, Danilo Rea è romano, ma non d’adozione. È romano perché la sua storia in musica nasce a Roma, tra le pareti di casa sua, dove l’incanto per i vecchi vinili di Modugno è più forte, già da piccolissimo, di qualsiasi divertimento: il vero gioco è suonare il piano, il vero incanto è la musica, il vero sogno è la melodia, il vero abbandono è nell’armonia. E la passione diventa studio al Conservatorio di Santa Cecilia,  dove si diploma in pianoforte con il massimo dei voti e dove insegna nella cattedra di jazz fino al 2017.

Gli è stato chiesto cosa pensa dei live  che in questa pandemia si sono diffusi sempre più. Questa la sua risposta: “Una modalità di suonare e di ascoltare la musica che in questi mesi di coronavirus è diventata normalità. Il concerto dal vivo è però insostituibile. Il rapporto con il pubblico ti dà un’energia che non si trova in nessun altro modo, c’è uno scambio continuo e mai uguale da una sera all’altra. Quando finisco un concerto sono stanco, sì, ma rigenerato dall’energia che mi ha trasmesso il pubblico.”

Riflessioni che portano a immaginare un futuro per la musica, in effetti ancora tutto da decifrare: “La mia speranza è che si riesca a fare qualcosa prima della fine dell’estate, ad agosto e settembre. Penso ai concerti dal vivo, in grandi spazi e con i giusti distanziamenti. La cosa darebbe fiducia, oltre che a noi musicisti, anche a tutti quelli che lavorano nel mondo della musica. E sono tanti: non bisogna dimenticare che da molti anni, dopo il crollo della discografia, il live è diventato l’unica fonte di guadagno del settore. Dai nomi più grandi a tutti gli altri”.

ALFREDO GOLINO

Alfredo Golino è indiscutibilmente uno dei numeri uno della batteria italiana, tra le sue collaborazioni ci sono tanti big della musica: Mina, Ramazzotti, Pausini, Zero, Pino Daniele, Nek, Bocelli, Celentano, Battiato, Cocciante, Mannoia, Masini.

Tra le tappe più importanti della sua carriera ci sono senza dubbio la collaborazione con Mina come batterista, arrangiatore ed editore, i dischi e tour mondiali con Eros Ramazzotti, i tour con Laura Pausini, che lo vedono anche in veste di direttore musicale o il Grammy Award vinto con Alejandro Sanz. Lo stile di Golino è un mix di tecnica e creatività, un batterista mai banale che riesce ad essere sempre personale e riconoscibile anche nelle cose apparentemente più semplici.

Solo un’ultima considerazione al termine di questo viaggio. Ho acquisito una nuova consapevolezza “grazie” alla pandemia con tutte le cose orribili di questo anno assurdo e terribile.  Non possiamo fermare il tempo,  non possiamo scappare ma solo imparare a trasformarci ad adeguarci, perché si può trasformare un attimo in un secolo e una vita in un attimo. Vivere consapevoli questo tempo può essere un’occasione per applicare uno zoom sulle proprie capacità individuali e anche sulle proprie difficoltà per imparare a scegliere delle nuove  strategie di adattamento al presente in risposta ai propri bisogni, accettando le nostre fragilità quando ci sentiamo sopraffatti dagli eventi. Perché come dice Luigi Augusto Belli:Il giorno inizia e finisce comunque, senza il nostro consenso. Non siamo padroni del tempo, ma solo padroni di dargli un senso”.

 
Elena Ronza
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Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire.

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