Una Storia di Elena Ronza

Elena di Elena1 Comment5 min read2.1K Visualizzazioni

Desidero ringraziare tutti gli amici, i parenti e i supporter che ieri sera 17 settembre 2018 mi hanno sostenuta alla presentazione del mio primo romanzo: “Una Storia”.

È stata una serata fantastica perché fantastiche erano le persone che sono intervenute. Tutti mi hanno supportata  con  domande, riflessioni e con tanti grandi applausi.  Attraverso le vostre considerazioni ho  scoperto che un libro lo scrivi la prima volta perché ce l’hai nella testa e desideri condividerlo con il  pubblico e poi lo riscrivi o meglio lo rivivi attraverso le parole e le emozioni di chi l’ha letto. Un grazie di cuore a ognuno di voi, mi avete consegnato una grande gioia.

Chopin – Nocturne op.9 No.2

 

Il giorno 17 settembre 2018

alle ore 20:45

c/o la Libreria Belleville

via Roma, 39  – Bruino –

si terrà la prima presentazione

del romanzo

UNA STORIA

di Elena Ronza

Giovane Holden Editore

Ringrazio Emily per la recensione e la pubblicazione di questa bella foto che ritrae la copertina del mio libro.

Navigate sul blog Porto Libresco di Emily e leggete altre recensioni questo è il suo link: https://portolibresco.blogspot.com/.

 

Robert Farrell era arrivato all’aeroporto in ritardo e senz’altro fu un bene, anche se non se ne rese conto immediatamente, perché era contrariato da tutta una serie d’imprevisti che si erano susseguiti nell’arco di una giornata difficile. Si accertò che non ci fossero paparazzi nei paraggi. Aveva bisogno di qualche ora di calma, senza l’intrusione di estranei. A passo svelto si avvicinò al bancone del gate. La hostess sembrava pronta ad allontanarsi, lui sfilò il cellulare dalla tasca interna della giacca per mostrarle il codice del biglietto ma lei stava già riponendo le sue cose in una borsa.

Da un po’ di tempo, inoltre, percepiva un vuoto nella parte più intima di se stesso, il nulla, la sensazione di essere risucchiato da un buco nero. Nel corso degli anni aveva sempre inseguito assecondandole tutte le sue attitudini naturali, ma in quel periodo, il vuoto non spariva neanche quando recitava o quando si appassionava a un nuovo copione o a una nuova idea. Restava lì e lui si sentiva invadere il corpo, la mente e l’anima dal desiderio quasi struggente di fuggire. Lo perseguitava un’inquietudine mai sperimentata prima. Forse era il segnale che gli anni stavano passando anche per lui e che avrebbe dovuto incominciare a guardarsi indietro ogni giorno di più, per scoprire che le sue impronte erano sempre più leggere.

Quanto di lui sarebbe sopravvissuto al suo tempo?  Sarebbe mai riuscito, ad abituarsi alla curiosità morbosa del pubblico e dei giornalisti? E quella vita da nomade che stava conducendo, sarebbe mai arrivato ad amarla veramente? Aveva una casa in Inghilterra e una in Italia nelle quali non si fermava mai più di qualche settimana. Appartamenti a New York, Los Angeles e Londra, nei quali non riusciva a stare che pochi giorni l’anno. Passava più tempo in albergo o in camper di un globe-trotter. Era un vagabondo, senza radici. Era veramente questo ciò che aveva desiderato dalla vita? Quando sarebbe stato capace di fermarsi e dedicarsi al suo mondo interiore, al suo spirito?

Quando siamo giovani ci comportiamo come se fossimo eterni.

Sapere che siamo creature terrene volteggia intorno a noi

come uno intralcio di carta velina, che sfiora appena la nostra vita.

Quand’è che le cose cambiano?

Quando quell’intreccio comincia a cingerci più forte, fino a strozzarci?

 

 

La fama è sufficiente a giustificare il sacrificio dei sentimenti?

La popolarità e la celebrità meritano la fatica di un’esistenza

interamente consacrata al lavoro?

Forse è vero che tutto a che fare, in definitiva, con la rappresentazione di sé,

l’utopia ultima che ciascuno ha di sé e ciò che dovremmo realizzare

o aver realizzato, perché la vita sia tale da riscuotere la nostra approvazione.

Se ci invade la convinzione di non riuscire a realizzare questa perfezione,

all’improvviso non sappiamo come sopravvivere a quel momento

che non può più far parte della nostra vita.

Chissà per quale strana alchimia ci sentiamo attratti da un altro essere umano,

anche se di quella persona non sappiamo nulla?

È solo chimica oppure è qualcos’altro che ancora ci è sconosciuto?

Scherzi del destino? Combinazioni? Coincidenze? Forse!

Ho sempre pensato che gli istanti più importanti

e determinanti della nostra esistenza,

quelli in cui si corregge, per sempre, la nostra rotta,

non sono mai contraddistinti da una tragicità clamorosa e pungente.

Anzi, molto spesso, l’evento che provoca in noi

un intenso mutamento del nostro modo di vivere

è di una leggerezza quasi inverosimile.

Dovrei costringermi ad occuparmi un po’ più dei miei sentimenti,

pensando al mio benessere e un po’ meno ad accontentare gli altri.

Devo vivere la mia vita per me stesso

e non solo in funzione di quello che può piacere al prossimo.

Devo amarmi e lasciarmi amare,

concedermi senza paura e forse finalmente,

una donna si accorgerà di me, arriverà a salvarmi

e ad offrirmi l’affetto di cui ho tanto bisogno,

l’amore che tanto desidero.

Non è possibile che nel mio destino non ci sia l’altra metà di me stesso

che mi spetta di diritto.

Affidiamo alcune cose di noi quando

ce ne andiamo da un posto.

Restiamo lì pur fuggendo via.

E ci sono momenti della nostra esistenza che possiamo rintracciare

solo se facciamo inversione di rotta e torniamo sui nostri passi.

Vaghiamo in noi stessi quando camminiamo in ambienti

dove abbiamo percorso un pezzo della nostra eternità,

per quanto effimero possa essere stato.

E vagabondando nella parte interna di noi stessi

dobbiamo misurarci con il nostro isolamento.

Ma tutto ciò che generiamo non lo facciamo per timore della separazione?

Non è per tutto questo che rifiutiamo tutte quelle cose

Che recrimineremo alla fine della nostra vita?

 

Che importa al modo se soffriamo o gioiamo.

Il nostro tempo scorre ineluttabile, infischiandosene di noi

e dei nostri  desideri.

Non c’è la possibilità di fermarlo o di farlo scorrere a ritroso.

È indifferente, insensibile.

D’altronde noi siamo solo un minuscolo frammento di universo.

Di fronte all’eternità che cosa sono le nostre brevi vite.

Un’impalpabile particella di pulviscolo nell’immensità del cosmo.

Se un regista potesse immortalare questo istante riconoscerebbe

sul mio volto, quello di una donna che vede la propria vita

dietro di sé, davanti a sé e oltre sé.

La rappresentazione autentica della vulnerabilità dell’animo umano.

A volte il fato gioca a rimpiattino con noi e ci riserva delle strane sorprese.

Quando pensiamo ci abbia offerto tutto,

ci accorgiamo che ci sfida a ricominciare daccapo

e con un bel colpo di coda ci ributta nel caos dell’esistenza.

E poi spesso, noi crediamo di agire adesso e in questo luogo

e che tutto ciò che è avvenuto prima

e in altri spazi sia passato, dimenticato,

ma così non è, e sono la sorte o la fatalità a decidere ciò che siamo ora

e ciò che viviamo nel presente è il prodotto del nostro ieri.

Elena Ronza
signature

Condividi

What do you think?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 Comment
  • Elena
    Settembre 4, 2018

    Ciao, ho provveduto a inserire l’indirizzo del tuo blog sulla pagina relativa alla pubblicazione del mio libro. Ti ringrazio per la segnalazione, avevo dimenticato di inserire la fonte. Mi scuso. Ti ringrazio anche per la recensione positiva.