CONVERSAZIONE SU TIRESIA

Elena di Elena0 Comments9 min read2.7K Visualizzazioni

Ieri sera sono andata al cinema a vedere Conversazione su Tiresia  un film diretto da Stefano Vicario che porta per la prima volta sul grande schermo lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri, andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 di fronte a quattromila spettatori.

Quello di ieri sera non è stato un documentario che semplicemente ha ripreso ciò che avveniva su un palco. Non è stata una documentazione esclusivamente attenta a cogliere i dettagli della messa in scena teatrale. Spesso il documentario non riesce a offrire allo spettatore una condizione diversa da quella che ci trasmette un video, non ci da le emozioni empatiche, epidermiche che si percepiscono dal palcoscenico, ieri invece ho provato la stessa emozione che  avverto ogni volta che sono seduta su una poltrona a teatro. Ho sentito la medesima sensazione di quando andai  al mio primo spettacolo al Teatro Greco di Taormina.  Andrea Camilleri è riuscito a trasmettere emozioni profonde sin dall’inizio del suo monologo, anzi ancor prima: quando entra  in scena accompagnato e guidato verso la sedia che non abbandonerà più fino al termine del monologo.

Con una coppola da vero siciliano doc e due grosse lenti rosse Camilleri da voce a una delle figure più ambigue e controverse della mitologia greca. Ermafrodita, indovino cieco, mortale costretto a vivere sette vite e altro ancora. Dal palcoscenico ci confida ogni pettegolezzo, ogni ingiuria che il “povero” Tiresia è costretto a sopportare.

Dalle metamorfosi sul Citerone ai colloqui con Edipo, dai maltrattamenti di Dante che lo colloca nella quarta bolgia dell’ottavo cerchio dei fraudolenti nell’inferno, al riscatto di Stravinskij la storia dell’indovino e dello scrittore si dipanano e si intrecciano.

“Chiamatemi Tiresia!” Così ha inizio lo spettacolo, il racconto del mito dell’indovino cieco e delle sue peripezie attraverso i secoli  che si intersecano con quelle medesime dello scrittore. E alla fine dello spettacolo quando Tiresia e Andrea Camilleri sono un tutt’uno ecco che lo senti dichiarare: «Da quando io non vedo più, vedo meglio»-

E io con gli altri spettatori resto attonita  mentre persona e personaggio si congiungono in  un  racconto che attraversa i secoli e  istintivamente avrei voluto alzarmi per unirmi alla commossa e lunghissima standing ovation del pubblico di Siracusa.

Ma ore parliamo un po’ di Tiresia.

Tiresia è cieco, e sull’origine della sua cecità esistono tre narrazioni riportate dallo Pseudo-Apollodoro, la Biblioteca,  antico manuale di mitografia, suddiviso in tre libri, che contiene un’ampia raccolta di leggende tradizionali appartenenti alla mitologia greca e all’epica eroica.

Secondo la prima fu reso così dagli dei perché non volevano che profetizzasse argomenti “segreti”.

Nella seconda narrazione è il figlio di una ninfa ed è reso cieco dalla dea Atena per punizione, perché la vide nuda farsi il bagno sul Monte Citerone,  ma poi, su supplica della madre, fu reso indovino dalla stessa dea.

Nell’ultima tradizione Tiresia passeggiando sul monte  Citerone incontrò due serpenti che si stavano accoppiando. Uccise la femmina perché quella scena lo contrariò e in quel momento fu tramutato da uomo in donna. Visse in quella condizione per sette anni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare e secondo Camilleri dovette anche convivere con tutte le idee simultanee che passano per la mente di una donna.  Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena dei serpenti. Questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo.

Un giorno Zeus ed Era sua moglie e  anche sorella si trovarono a litigare su chi potesse provare  più piacere in amore: l’uomo o la donna, ma non giunsero ad alcuna conclusione  perché Zeus sosteneva  che la donna provasse più piacere e viceversa  Era asseriva che fosse l’uomo e decisero di chiamare Tiresia l’unico che avrebbe potuto dirimere la disputa poiché era stato sia uomo sia donna. Tiresia per non indisporre Era che sapeva molto irascibile e vendicativa rispose che il piacere si compone di dieci parti di cui l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo.  Era contro ogni previsione  invece si infuriò  perché Tiresia aveva svelato un tale segreto e lo fece diventare cieco. Zeus,  non potendo cancellare ciò che aveva deciso Era cercò di ricompensarlo del danno subito, e gli concesse la facoltà di prevedere il futuro e  anche il dono o la sventura, scegliete voi, di vivere per sette generazioni.

«Ma la cecità di Tiresia è in realtà la condizione perché egli possa assolvere al suo ruolo di indovino. Le tre ragioni presentate nella Biblioteca, appaiono in realtà connesse da un denominatore comune rappresentato dal codice ottico su cui è costruita la vicenda.  La vista entra direttamente in causa configurandosi come una trasgressione di un codice di comportamento enunciato da Callimaco. Le leggi di Crono stabiliscono così chi vede un immortale contro la sua volontà, pagherà un grande prezzo per questa vista.»

da  Wikipedia /Paolo Scarpi in Apollodoro I miti greci p. 565

Nell’Odissea si narra che lo spettro  di Tiresia fu consultato da Ulisse perché gli indicasse la strada del ritorno. Tiresia morto e residente nell’Ade, secondo Omero, conserva ancora la propria identità e capacità mentale.

“per chiedere all’anima del tebano Tiresia,
il cieco indovino, di cui sono saldi i precordi:
a lui solo Persefone diede anche da morto,
la facoltà d’esser savio; gli altri sono ombre vaganti”

Odissea X

Nelle Metamorfosi, Ovidio dedica a questo mito una manciata di versi, inserendolo nel suo personale ciclo tebano, in cui si pone il problema dell’identità personale:“con Atteone e Penteo entra in crisi la separazione fra uomo e animale, con Semele quella fra umano e divino, con Tiresia la distinzione uomo-donna”. 
“E mentre sulla terra, per decreto del fato, accade ciò
ed è al sicuro la culla di Bacco, generato due volte,
narrano che Giove, rasserenato dal nettare, le gravose
preoccupazioni deponeva e si dedicava a indolenti
svaghi con una Giunone altrettanto spensierata, e «Più grande senza dubbio è il vostro
piacere rispetto a quello che tocca ai maschi», diceva.
Quella dice di no. Si decise di chiedere l’opinione dell’esperto
Tiresia: a questi erano noti i piaceri di entrambi i sessi.
Infatti i corpi di due grandi serpenti che si stavano accoppiando in un verde bosco
aveva oltraggiato con un colpo di bastone
e, divenuto donna da uomo che era, fatto prodigioso, così sette
autunni trascorse; nell’ottavo, nuovamente quegli stessi serpenti
vide e: “Se si deve al colpo che vi ho inferto un potere tale”
disse “da mutare il sesso di chi ne fu l’autore nel suo opposto,
anche ora vi colpirò”. E dopo che li ebbe percossi,
le fattezze di un tempo fecero ritorno, fece ritorno l’aspetto originario.
Ebbene questi, scelto come arbitro della scherzosa disputa,
conferma le parole di Giove; che la figlia di Saturno più del giusto,
si indispettì si dice, e non in proporzione all’argomento,
e condannò ad una notte eterna gli occhi del giudice.
Ma il padre onnipotente – poiché non è concesso ad alcuno
degli dei annullare l’azione di un altro dioal posto della vista rapita
gli fece il dono di conoscere il futuro e con questo onore alleggerì il castigo”.
Le metamorfosi III libro Ovidio

Il danno è palese e irreparabile: Tiresia sarà per sempre cieco.
Il favore,  a indennizzo, di cui godrà, per la fortuita scoperta che ha fatto,  non solo non gli sarà tolto, ma sarà nientemeno il «fondamento» della sua arte divinatoria.

“Non il vedere per primi qualcosa di nuovo,  bensì il vedere come nuovo l’antico,

ciò che è già  anticamente conosciuto e che è da tutti visto e trascurato,

contraddistingue le menti veramente originali.

Il primo scopritore è comunemente quell’esaltato,  

affatto volgare e privo di spirito, che si chiama caso.”

Nietzsche, Umano troppo umano, 2: 200)

Potrà dunque, grazie a quella rivelazione, aggirarsi in territori «divini», chiamato a dirimere controversie. Perché il Caso l’ha reso «originale», lo sperimentatore di un sapere nuovo. Di un metodo innovativo per andare alla scoperta dell’«antico». L’inconsueto che riscopre il normale.

Dante Alighieri lo cita vicino al suo rivale in divinazione nella guerra di Tebe, Anfiarao, tra gli indovini.  Il poeta fiorentino non nomina le sue  arti divinatorie ma parka del prodigioso  cambio di sesso dopo aver colpito i due serpentelli, azione che si rese nuovamente necessaria  sette anni dopo.  Dante  si limita a biasimare  l’opera dei maghi, i quali talvolta alterano le cose della natura con le loro azioni. Tiresia è condannato a vagare eternamente con la testa ruotata sulle spalle, che lo obbliga a camminare indietro in contrappasso con il suo potere “preveggente” avuto in vita. Anche sua figlia Manto

Drizza la testa, drizza, e vedi a cui

s’aperse a li occhi d’i Teban la terra;

per ch’ei gridavan tutti: “Dove rui,

Anfiarao? perché lasci la guerra?”.

E non restò di ruinare a valle

fino a Minòs che ciascheduno afferra.

Mira c’ha fatto petto de le spalle:

perché volle veder troppo davante,

di retro guarda e fa retroso calle.

Vedi Tiresia, che mutò sembiante

quando di maschio femmina divenne

cangiandosi le membra tutte quante;

e prima, poi, ribatter li convenne

li duo serpenti avvolti, con la verga,

che riavesse le maschili penne.

 A Tebe, governava Edipo e dilagava la peste. Edipo invia Creonte a consultare l’oracolo di Delfi per sapere come liberarsi dal contagio; dal responso si evince che è necessario vendicare la morte del precedente sovrano, Laio, il cui uccisore, ancora in libertà, contamina la città. Per sapere l’identità dell’assassino, Edipo chiede l’intervento dell’indovino Tiresia, il quale afferma che l’assassino è Edipo stesso. Quest’ultimo si rifiuta di credergli e a sua volta accusa l’indovino e Creonte di essere stati gli artefici dell’assassinio di Laio e di architettare ora un complotto contro di lui. Interviene Giocasta ad intercedere per Creonte e tranquillizzare Edipo rispetto quanto detto da Tiresia in suo merito. Attraverso la condivisione di ricordi passati tra Edipo e Giocasta, l’arrivo di un messaggero da Corinto e la testimonianza di un vecchio servo di Laio emerge la vera identità di Edipo: figlio di Laio, assassino del padre, in unione incestuosa con la madre. Quando la  verità viene svelata Giocasta si uccide e, poco dopo averne scoperto il cadavere, Edipo si acceca implorando Creonte, divenuto ora governatore, di esiliarlo dalla città.

 

Edipo re regia cinematografica di P. Pasolini

Oedipus regia teatrale di  F. McGuinness

Edipo: Vecchio Tiresia, devo credere a quel che si dice qui in Tebe, che ti hanno accecato gli Dei per loro invidia?

Tiresia : Sì è vero che tutto ci viene da loro, devi crederci.

Edipo : Tu che dici?

Tiresia : Che degli Dei si parla troppo. Essere cieco non è una disgrazia diversa da esser vivo. Ho sempre visto le sventure toccare a suo tempo dove dovevano toccare.

Edipo : Ma allora gli Dei che ci fanno ?

Tiresia : Il mondo è più vecchio di loro. Già riempiva lo spazio e sanguinava, godeva, era l’unico Dio – quando il tempo non era ancora nato. Le cose stesse regnavano allora. Accadevano cose. Gli Dei possono dare fastidio, accostare o scostare le cose . Non toccarle, non mutarle, sono venuti troppo tardi. Prendi un ragazzo che si bagna nell’Asopo. E’ un mattino d’estate, il ragazzo si tuffa e si rituffa d’improvviso gli prende un male e annega. Dovrà attribuire agli Dei la sua fine, oppure al piacere
goduto? Nè l’uno nè l’altro, è accaduto qualcosa che non ha nome, gli daranno poi un nome gli Dei.

Edipo: E dar nome, spiegare le cose, ti par poco Tiresia?

Tiresia: Tu sei giovane Edipo, e come gli dei che sono giovani, rischiari tu stesso le cose e le chiami. Non sai ancora che sotto la terra c’è roccia e che il cielo più azzurro è il più vuoto. Per chi come me non ci vede, le cose un urto e niente altro.

Edipo : Ma pure sei vissuto, i piaceri, le miserie umane ti hanno a lungo occupato. Si racconta di te più di una favola, come di un Dio. E qualcuna così strana, così insolita, che dovrà pure avere un senso -magari quello delle nuvole nel cielo.

Tiresia: Sono molto vissuto. Sono vissuto tanto che ogni storia che ascolto mi pare la mia. Che senso dici delle nuvole in cielo?

Sulla base di considerazioni e intuizioni falsate dei fatti, Edipo si compone una sua propria immagine della realtà, credendo di vedere un complotto organizzato da Tiresia e Creonte che è solo illusione e bugia, come le ombre della caverna del mito narrato da Platone. Quando finalmente Edipo vede  la verità  non può fare a meno di ripensare ai propri errori di interpretazione del passato e l’unico gesto che può salvarlo e proseguire una vita priva della vista e forse ha ragione Andrea Camilleri quando afferma: “da quando non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente”

Stravinsky “Oedipus Rex”

 

 

 

Elena Ronza
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